LINKCarissimi,
sono ormai passati alcuni giorni dal referendum.
Si è conclusa una battaglia alla quale molti di noi hanno dedicato energie e passione negli ultimi tre anni. Al dispiacere per il risultato si accompagna, però, la consapevolezza che sia stato un evento importante. Importante per capire i nostri errori, ma anche l’Italia in cui siamo. Sono convinto che le difficoltà non possono far velo ad alcuni elementi di speranza, tanto concreti quanto prontamente rimossi dalla narrazione ufficiale che il binomio politica-informazione vorrebbe offrirci. La fulminea rimozione di questo evento, l’immediata scomparsa del tema delle riforme, la morte della democrazia diretta, su cui solo nell’immediato si sono riversate alcune lacrime di coccodrillo, dice molto più di tante parole.
La politica non sembra aver colto la responsabilità aggiuntiva che su di essa grava dopo che si è fatto di tutto per uccidere l’istituto referendario. Il massimo del paradosso ancora una volta è stato espresso dall’ineffabile Ministro Maroni, che dopo aver fatto di tutto, con il suo partito, per affossare la partecipazione al referendum, ha avuto l’ardire di farsi portavoce della necessità di una riforma dell’istituto.
Altrettanto è da dirsi dei tanti benpensanti e “maîtres à penser” che, dopo essersi stracciati le vesti gridando al pericolo della dittatura della maggioranza se fosse passato il referendum, hanno concorso al paradossale risultato di sabotare uno strumento che, in tutti i manuali di diritto costituzionale, viene riconosciuto tra le garanzie contro lo strapotere delle maggioranze parlamentari. Non c’è che dire, un bel risultato!
Ma tutto questo non deve abbatterci, perché anche nell’insuccesso è accaduto qualcosa di molto importante.
Un gruppo di cittadini, senza il sostegno organizzativo di nessun partito, con un sostegno politico molto limitato e ambivalente da parte di alcuni leader e contro l’opposizione della stragrande maggioranza dei partiti, è riuscito, con poche forze e scarsa organizzazione, a convincere più di 9 milioni di cittadini a mobilitarsi per un obiettivo trasversale e non di parte.
Forse l’abitudine a leggere tutti i dati politici in termini percentuali ci impedisce di cogliere la sostanza e il peso di questo evento. Ma, come ho già scritto nelle lettera agli elettori, 9 milioni e mezzo di cittadini sono, in termini assoluti, quanto la somma dei votanti alle elezioni europee di Lega, UDC, Italia dei Valori, Rifondazione comunista e Sinistra e Libertà. Una cifra assolutamente considerevole.
Abbiamo il dovere dunque di fare una riflessione. Lo dobbiamo a tutti i cittadini che hanno creduto in noi e che sono parte, spesso inconsapevoli, di una storia civile collettiva.
Per questo motivo, per non cedere alle interpretazioni di comodo e di convenienza che qualcuno vorrebbe imporci, per interrogarci sulle prospettive future del nostro impegno una volta conclusa la vicenda referendaria, abbiamo deciso di incontrarci.
Il 9 luglio 2009 a Roma dalle ore 10 alle ore 18
presso l’”Hotel Zone” (dotato di ampio parcheggio gratuito), in via A. Fusco, 118.
Recapito telefonico dell’hotel: 0635404111.
Il programma prevede dopo un’introduzione generale ai lavori, la costituzione di due gruppi di studio per consentire un dibattito quanto più partecipato. I gruppi di studio avranno ad oggetto: il primo le prospettive per le riforme, a cominciare dal futuro dell’istituto referendario e della battaglia per consolidare il bipolarismo in Italia, e il secondo le questioni della riforma dei partiti politici e la sfida della democrazia interna. Segue un dibattito conclusivo in plenaria.
Dobbiamo prendere atto infatti che, soprattutto una volta determinatasi l’inutilizzabilità dell’istituto referendario, le vicende interne ai soggetti politici divengono cruciali nell’interesse di tutti, a prescindere dall’appartenenza a questo o quello schieramento.
E’ importante dunque avere un momento di confronto che sia ad un tempo conclusivo dell’esperienza che abbiamo insieme vissuto e progettuale sui possibili scenari del futuro.
Spero di rivedervi il 9 luglio a Roma.
Con amicizia,
Giovanni GuzzettaLink